mercoledì 16 novembre 2016

Giornata del bambino prematuro: vaccini fondamentali

È prematuro un bambino nato prima della 37esima settimana di gravidanza e con un peso inferiore ai 2 chili e mezzo. Secondo i dati dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN), in Italia, ogni anno i bimbi pretermine sono il 7,2% dei nuovi nati. Di questi, l’1% ha un peso inferiore a 1.500 grammi ed il 6,2% tra 1.500 e 2.500 grammi. Grazie al miglioramento dell’assistenza neonatale e della diffusione delle Terapie Intensive Neonatali, oggi si stima che il 98,2% dei nati prematuri non abbia problemi né complicazioni per il futuro.

In alcuni casi, però, i nati prematuri possono essere soggetti a patologie respiratorie, neurologiche cardiovascolari, metaboliche e a problemi di suzione e alimentazione.

La Società Italiana di Neonatologia (SIN), in occasione della Giornata Mondiale della
Prematurità, che ricorre il 17 novembre, ribadisce con forza l’importanza di un’adeguata prevenzione con i vaccini, particolarmente raccomandata in alcuni gruppi di soggetti ad alto rischio, tra i quali vanno senz’altro annoverati i neonati pretermine, che risultano essere maggiormente esposti alle conseguenze dannose delle malattie infettive prevenibili dalle vaccinazioni.

Il neonato pretermine ha nei primi mesi una condizione di immunodeficienza più accentuata e duratura che nel neonato.

Intanto i nati pretermine ricoverati nella Terapia Intensiva Neonatale (TIN) del Bambino Gesù di Roma potranno ricevere la visita di nonni, nonne, fratellini e sorelline. È l’iniziativa che l’Ospedale Pediatrico ha voluto realizzare in occasione della Giornata mondiale della prematurità, che ricorre proprio domani. Per tutto il giorno i piccoli in cura avranno la possibilità di avere accanto non solo i genitori, come accade negli altri giorni dell’anno, ma anche quei familiari che di norma non possono andare a trovarli.

«Abbiamo deciso di organizzare questa iniziativa perché crediamo che la famiglia debba essere sempre di più parte integrante nel percorso di cura del neonato pretermine» spiega la dottoressa Anna Portanova, Coordinatrice Infermieristica del Dipartimento di Neonatologia Medica e Chirurgica del Bambino Gesù. «Vogliamo anche dare la possibilità a tutti i familiari dei piccoli pazienti ricoverati nel nostro Dipartimento di vedere come viene portata avanti l’assistenza ai nati prematuri nel nostro Ospedale».

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Mal di pancia: tutte le tipologie

Il mal di pancia può dipendere da diverse cause, provocare vari sintomi e avere differenti modalità di intervento per trattarlo e diminuirne i fastidi.

Tra le tipologie di mal di pancia più comuni possiamo ricordare: i crampi addominali, la sindrome dell’intestino irritabile e i dolori mestruali.

I crampi addominali

Mal di pancia tutte le tipologieI crampi addominali sono un disturbo abbastanza diffuso nel mondo occidentale a cause della nostra alimentazione e allo stress della vita di tutti i giorni. Alcuni studi hanno dimostrato che circa il 25% della popolazione adulta soffre di crampi addominali con una maggiore incidenza nelle donne. Spesso i sintomi si presentano all’improvviso e possono essere di varia intensità.

È importante localizzare bene la posizione del dolore perché può fornirci indicazioni sulle cause che lo hanno scatenato. Questa è un’informazione che dovremmo riportare al nostro medico durante la visita di controllo diagnostica.

Tra le cause probabili dei crampi addominali ci può essere la nostra alimentazione in quanto gli organi della digestione sono molto sensibili e possono subire le influenze di eventuali intolleranze e allergie verso particolari cibi.

Ricordiamo inoltre che nella pancia è situato il nostro secondo cervello, il cervello enterico, che può veicolare al nostro fisico segnali della nostra emotività. Quindi se siamo nervosi, se abbiamo stati di ansia e se il nostro stato è un continuo alternarsi di picchi emotivi positivi e negativi è probabile che questo si riverserà sulle nostre condizioni fisiche.

Per trattare il mal di pancia dovuto ai crampi addominali possiamo prima di tutto variare la nostra dieta eliminando i cibi a cui siamo intolleranti e cercare di vivere una vita più rilassata.

La sindrome dell’intestino irritabile

Il mal di pancia può essere collegato alla patologia della sindrome dell’intestino irritabile. Ancora non si conoscono con precisione le cause di questo disturbo, anche se si ipotizza una ipersensibilità del tratto digerente agli stimoli esterni, ma i sintomi che ne derivano sono importanti e ne soffre una vasta fascia della popolazione che ha problemi a portare avanti la vita di tutti i giorni.

Tra gli altri sintomi della sindrome dell’intestino irritabile possiamo ricordare diarrea, flatulenza, gonfiore addominale, mal di testa e ripercussioni negative sull’umore e sul benessere generale della vita della persona colpita.

I dolori mestruali

I dolori mestruali sono la causa più comune del mal di pancia delle donne. Per alcune di esse questo momento viene vissuto con particolare apprensione in quanto i disturbi che ne sono associati possono essere debilitanti nello svolgere la normale vita quotidiana.

Generalmente le sensazioni di fastidio sono localizzate nella parte inferiore dell’addome e sono messe in relazione con le contrazioni muscolari dell’utero. La comparsa di questi disturbi può iniziare un paio di giorni prima dell’arrivo delle mestruazioni e possono arrivare ad una fase più acuta i primi giorni seguenti.

Tra i rimedi più utilizzati per diminuire questi disturbi, e in particolare il mal di pancia, possiamo avere: farmaci antidolorifici, integratori a base di magnesio, cure ormonali, impacchi di calore (scaldini o borse di acqua calda), particolari esercizi fisici e una corretta alimentazione.



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Fashion inspiration: come mi vesto?

Qualche look facile facile da copiare in questa stagione. Fashion inspiration a portata di click.

 

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Ho una camicia lunga come questa… Ed anche una T-Shirt a ben pensarci… Ma in inverno non so mai come metterle. Che ne dite di questa idea? Carina no?

 

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Il cappotto lungo, cammello. Ahhhhh! Sapete quanto lo amo no? Ecco forse non lo sapete ancora. Diciamo che presto lo scoprirete!

 

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La gonna midi con gli anfibi. Love it!

 

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Cappotto colorato, jeans culotte e stivaletti. Un esempio di come differenti lunghezze sovrapposte, se studiate, funzionino. 

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Il maglione pesante con il chiodo di pelle. Un’ottima idea per star calde con stile.

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Rosso!!! Il colore acceso in assoluto più elegante. Non pensate?

Al prossimo incantesimo…

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Sting, chi è la moglie, età, figli, curiosità FOTO

Sting, chi è la moglie, età, figli, curiosità FOTO

ROMA – Sting, chi è la moglie, età, figli, curiosità sul cantante, ospite della prima punta di Stasera Casa Mika. Sting, vero nome, Gordon Matthew Thomas Sumner, 65 anni, è nato a Wallsend, in Inghilterra, il 2 ottobre 1951. Ha iniziato a suonare fin da bambino ed è considerato uno dei personaggi piu’ eclettici della musica degli ultimi trent’anni. Prima di dedicarsi definitivamente alla carriera da solista è stato membro dei Police.

Di fede buddista, Sting si è sposato due volte nella sua vita. Convolò a nozze con l’attrice irlandese Frances Tomelty nel 1976. La coppia ha avuto due figli, Joseph (23 novembre 1976) e Fuchsia Katherine (17 aprile 1982) prima del loro divorzio nel 1982. Poco dopo, l’artista ha iniziato una relazione con l’attrice Trudie Styler. I due andarono all’altare il 22 agosto 1992. Dalla loro relazione sono nati altri quattro figli. L’artista ama molto l’Italia, tanto che da 16 anni possiede una lussuosa tenuta a Figline Valdarno, vicino a Firenze.

In contemporanea all’uscita del nuovo album, 57th & 9th, il cantante ha anche annunciato il nuovo tour, che toccherà nel 2017 club, teatri e arene di Nord America ed Europa. Per quel che riguarda il nostro Paese, l’unica tappa a Milano il 23 marzo al Fabrique. I biglietti saranno in vendita dal 18 novembre. Durante il suo 57th & 9th Tour, Sting sarà accompagnato da una band composta da 3 elementi, con il suo chitarrista “di fiducia” Dominic Miller, Josh Freese (batteria) e Ruful Miller (chitarra). Special guest del tour saranno il cantautore Joe Sumner e la band di San Antonio, The Last Bandoleros. 57th & 9th, dodicesimo album di Sting, è il primo progetto rock/pop dell’artista inglese in oltre un decennio ed è uscito l’11 novembre scorso su etichetta A&M/Interscope Records.

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Alcol: bere moderatamente protegge il colesterolo buono

Bere moderatamente alcolici protegge le lipoproteine a bassa densita HDL, ovvero il colesterolo buono. La scoperta arriva da ricercatori dell’Università della Pennsylvania e dell’Ospedale cinese di Kailuan, recentemente presentata alle Sessions dell’Associazione dei Cardiologi americani.

Com’è noto ci sono due tipi di colesterolo: quello “cattivo” l’LDL e quello “buono” l’HDL. Il primo può causare la formazione di placche nelle arterie, conosciuta con il nome di aterosclerosi, che è responsabile di attacchi cardiaci e ictus. Il secondo invece funziona da spazzino dell’LDL: trascina queste proteine nel fegato, dove vengono distrutte ed espulse dal nostro corpo. Questo processo può ridurre il rischio di infarto e ictus.

Seguire una dieta sana, fare attività fisica e non fumare sono tutti stili di vita che fanno abbassare il colesterolo cattivo. Ora, questa ricerca dimostra che anche una moderata assunzione di alcol protegge il colesterolo buono.

I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 80.000 cinesi che avevano un’età media di 49 anni, che sono stati divisi in cinque gruppi a seconda di quanto alcol bevessero: mai, in passato, leggero, moderato, forte. Per moderato si intende da mezzo a un bicchiere per le donne e da uno a due per gli uomini al giorno. Gli esperti hanno notato che proprio nella categoria dei moderati bevitori si evidenziava un più lento declino del colesterolo buono, rispetto a tutti gli altri.

L’alcolico che funziona meglio in questa azione è la birra. Per quanto riguarda il vino i ricercatori fanno notare che erano troppo poche le persone analizzate che lo bevevano per capire se funzionasse davvero.

Francesco Bianco

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Ictus, l’importanza di riconoscerlo subito

Come riconoscere l’ictus e prevenirlo? In occasione della Giornata Mondiale per la prevenzione dell’ictus cerebrale e per favorire l’accesso alle migliori cure per i pazienti a rischio, l’ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alla malattie cardiovascolari – fornisce alcune importanti informazioni su una malattia che purtroppo, ancora oggi, è in grado di rivelarsi molto pericolosa per la salute.

Cardiogram and heart

(...)
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martedì 15 novembre 2016

Vuoi conoscere meglio il tuo utero ed altri organi femminili? Questa è la tua occasione!

Forse tutti non sanno che l’ utero e le ovaie della donna cambiano nella forma e nella dimensione a seconda dell’età della donna; un discorso poi a parte va fatto per le donne che vivono una o più gravidanze e le nullipare ovvero quelle che non hanno gravidanze.

I cambiamenti sono dovuti principalmente all’influenza degli ormoni e alla presenza di cisti follicolari fisiologiche nelle ovaie.

Come dovrebbe essere il regolare sviluppo dell’ utero?

uteroSe alla nascita la lunghezza, lo spessore e la larghezza dell’ utero sono rispettivamente 40, 11 e 16mm, dopo il primo mese, la lunghezza e la larghezza si riducono diventando di 35 e 12mm, mentre nelle ovaie scompaiono le cisti.

Questo andamento di valori che vanno sempre più riducendosi si ha fino al compimento del 7° anno.

A partire dagli 8 anni, infatti, si recupera gradualmente e l’ utero e le ovaie crescono 1 cm l’anno fino ad 11 anni per raggiungere l’acme al momento dell’età pre-puberale/puberale; durante l’età puberale ricompaiono nell’ovaio le cisti follicolari.

16 anni è l’età chiave per le dimensioni uterine, che, in caso di non gravidanza, rimarranno tali fino alla menopausa.

Le modificazioni sono anche a livello morfologico e i vari cambiamenti dovrebbero essere crescenti in modo proporzionale fra di loro: cervice, collo e fondo uterino; in caso contrario, ossia se la crescita è interrotta, potrebbe insorgere qualche problema in futuro e dunque le donne potrebbero avere problemi di fertilità.

Nelle donne che hanno un solo figlio, l’ utero ha una lunghezza di circa 8,5 cm, nelle multipare (con più figli) è pari a 9,5 cm, nelle nullipare rimane di 7,5cm.

Cosa accade all’ utero in menopausa?

utero formaNei primi cinque anni della menopausa, periodo durante il quale viene meno la produzione degli estrogeni e viene a mancare il ciclo mestruale, le dimensioni uterine meglio tutti i suoi diametri, si riducono gradualmente tornando a quelli che si hanno in età pre-puberale.

Inoltre l’utero tende a perdere la sua tonicità muscolare se non si pratica una ginnastica idonea e va incontro naturalmente a quella che viene definita “atrofia” (a = privo di e trophia = elasticità).

Nella fase pre-menopausale l’utero è di circa 1,5 cm, in quella post-menopausale di 4-5mm. Quando le dimensioni non rispondono a tali parametri, il ginecologo generalmente consiglia un’isteroscopia o una biopsia endometriale per escludere eventuali formazioni neoplastiche.

E alle ovaie…cosa accade?

Le variazioni più significative delle ovaie in una donna in età fertile riguardano il volume che può essere misurato facilmente attraverso un’ecografia trans-vaginale. Ma contrariamente a quanto si possa pensare l’ovaio subisce un’involuzione graduale: rispetto all’utero fa un percorso diverso, in quanto non subisce alcuna modificazione in gravidanza, ma solo con l’età.

In menopausa, il volume di entrambe le ovaie passa da 7-8 cm3 a 2,5cm3.

Come varia la circolazione a livello pelvico?

Con il power-Doppler è possibile calcolare l’indice di pulsatilità (la pressione con la quale il sangue arriva ed attraversa l’arteria uterina all’utero) e l’indice di resistenza (la difficoltà a superare la resistenza del vaso).

Tali valori sono importanti e potrebbero essere significativi per l’individuazione di molti dei problemi legati all’infertilità: è stato calcolato che questi due valori sono più alti rispetto alla norma.

Durante il ciclo mestruale, l’indice è più elevato nella prima fase e più basso in quella post-ovulatoria.

La valutazione Doppler nella regione del follicolo dominante risulta alta nella fase proliferativa e bassa nell’ovulazione.

Attualmente grazie allo sviluppo di una strumentazione specifica che un tempo non esisteva si può controllare lo sviluppo dell’utero e delle ovaie in ogni periodo di vita della donna. Durante l’età fertile si rivela utile l’esame dell’endometrio che permette di conoscere indirettamente anche l’attività e la funzionalità ovarica.

Un attento controllo andrebbe fatto regolarmente soprattutto nei vari passaggi e dopo i primi cinque anni dalla menopausa, poiché le dimensioni possono rivelarsi indice di qualche patologia o disfunzione da risolvere con terapia farmacologica o con l’intervento chirurgico.

Fonte:

Pescetto-De Cecco, Manuale di Ostetricia e Ginecologia, 2015.



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