domenica 1 gennaio 2017

Ischemia miocardica: cinque esami che possono salvarti la vita

Ecco i cinque esami più importanti per l'ischemia miocardica: vota il tuo preferito e poi leggi l'articolo per scoprirne tutte le caratteristiche.

 
«Prevenire è meglio che curare», ma in questo caso sarebbe più opportuno dire «prevenire è meglio che morire». Dati statistici dicono che la mortalità per ischemia miocardica costitutisce il 46% delle cause di morte in Italia e il 20% di quelle in Europa.

Ma che cosa è questa ischemia miocardica? Qual è la sua origine? L’ischemia miocardica è uno stato di sofferenza del muscolo cardiaco (appunto il miocardio). La sua origine più comune è la stenosi coronarica, ovvero un restringimento del lume delle coronarie (vasi che si occupano della perfusione del miocardio) causato da accumulo di depositi di grasso e altre sostanze che viaggiano nel sangue e che vanno a formare la placca aterosclerotica.

La placca aterosclerotica

Questa placca impedisce il normale flusso del sangue nelle coronarie, con conseguente ridotto apporto di ossigeno nel muscolo cardiaco che quindi fa più fatica a contrarsi. In alcune situazioni, come nei cuori ipertrofici che richiedono grandi quantità di sangue e ossigeno per funzionare, anche in assenza di placca aterosclerotica si potrebbe verificare un’improvvisa contrazione del vaso coronarico con conseguente ischemia.

Quando ce ne accorgiamo? Se si percepisce un senso di costrizione o dolore al petto (angina pectoris) che tende a irradiarsi nelle aree circostanti durante una gara sportiva, mentre si prova una grande emozione o dopo un pasto abbondante, si potrebbe avere in corso un’ischemia. Questa tipicamente però ha una durata di 10-15 minuti (ischemia transitoria e irreversibile), oltre i quali non si parla più di ischemia ma di infarto (ischemia protratta e irreversibile). In questo caso bisogna chiamare immediatamente il 118.

Tipicamente il dolore aumenta con lo sforzo e diminuisce con il riposo. Durante lo sforzo infatti il cuore ha bisogno di una maggiore quantità di ossigeno per permettere la contrazione delle cellule miocardiche. Non arrivando però abbastanza ossigeno le cellule miocardiche si mettono a riposo, entrando in una fase detta stunning (stordimento), terminata la quale tutto torna alla normalità.


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Attenzione, però: in alcuni pazienti, soprattutto in quelli diabetici, l’ischemia può essere silente, quindi potrebbe verificarsi senza che il paziente se ne accorga. In questi casi l’unico modo per accertarsene è quello di sottoporsi ad indagini specifiche, considerando la presenza di fattori di rischio come fumo, elevato livello di colesterolo nel sangue, vita sedentaria, obesità, pressione alta, appunto diabete e fattori genetici.

Cosa fare, dunque? Se si pensa di avere subìto un’ischemia miocardica transitoria o semplicemente si teme di avere qualche sofferenza cardiaca non bisogna sottovalutare il problema e, per prima cosa, si deve contattare il medico di base. È importante sottoporsi ad alcuni esami e nell’eventualità si può intervenire prontamente, per evitare che il progredire della malattia sfoci in una situazione irreversibile.

 

Elettrocardiogramma sotto sforzo

Per notare cose che sfuggono al normale ECG

L'elettrocardiogramma sotto sforzo, uno degli esami più importanti per l'ischemia miocardica
L’elettrocardiogramma sotto sforzo, uno degli esami più importanti per l’ischemia miocardica

L’elettrocardiogramma sotto sforzo non è un esame invasivo, non prevede la somministrazione di farmaci e dura circa 30-45 minuti. Il principio è lo stesso dell’ECG di base. Vengono posizionati 10 elettrodi sulla gabbia toracica e sugli arti in modo da ottenere 12 differenti derivazioni.

Cos’è una derivazione? È la differenza di potenziale che viene registrata, tramite un dispositivo che misura il voltaggio, tra due elettrodi. Ogni derivazione presenta 3 caratteristici tipi di onde: onda P, complesso QRS, onda T. L’obiettivo è quello di registrare una traccia dell’attività elettrica del cuore e di individuare eventuali anomalie.

Una corsetta

Lo sforzo è l’elemento principale che lo differenzia dal classico ECG. Il paziente deve infatti fare una corsa su un tappeto rotante o pedalare su una cyclette in modo da aumentare il fabbisogno del cuore. Questo permette di identificare patologie quali l’ischemia miocardica transitoria, che con l’ECG di base non potrebbero essere studiate in quanto si verificano solo in caso di aumentata richiesta di sangue e quindi di ossigeno da parte del cuore.

Il tracciato registrato può presentare delle anomalie. Alcune aree del cuore non adeguatamente perfuse potrebbero contrarsi in modo asincrono rispetto alle strutture controlaterali, in misura minore o addirittura potrebbero fermarsi. Lo sforzo è progressivo e viene modulato dal cardiologo che tiene sotto controllo la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa del paziente tramite un monitor. L’esame viene svolto da personale altamente specializzato e al paziente viene fatto firmare un consenso informato ad eseguire la prova.

 

Ecocardiogramma sotto sforzo

Il primo esame di imaging diagnostico

Un ecocardiogramma effettuato dai medici dell'esercito americano
Un ecocardiogramma effettuato dai medici dell’esercito americano

Con l’ecocardiogramma sotto sforzo entriamo negli esami di imaging diagnostico. Infatti se prima, con l’elettrocardiogramma da sforzo, acquisivamo una traccia dell’attività elettrica del cuore, con l’ecocardiogramma da sforzo acquisiamo delle immagini del cuore secondo alcune proiezioni tipiche utili alla diagnosi.

L’ecocardiogramma sotto sforzo viene effettuato in caso di elettrocardiogramma da sforzo dubbio o non interpretabile. A differenza del primo, in questo caso non è però possibile valutare cosa succede al cuore durante il progressivo sforzo fisico. Dopo avere acquisito delle immagini a riposo tramite una sonda ecografica, il paziente è chiamato a correre su un tappeto rotante o pedalare su una cyclette per qualche minuto fino a raggiungere l’intensità massima.

Il confronto tra le immagini

Immediatamente dopo lo sforzo il paziente si sdraia su un lettino dove il medico acquisirà nuovamente le immagini che aveva acquisito a riposo, entro un minuto e mezzo dalla fine dell’esercizio. In questo modo il personale può fare un confronto tra le immagini acquisite a riposo e quelle rilevate subito dopo l’esercizio fisico e valutare le eventuali differenze.

Nel caso dell’ischemia miocardica, l’esame ci dà informazioni sulla contrattilità del cuore prima e dopo lo sforzo e ci permette di identificare quali sono le aree interessate, oltre a fornirci informazioni di flusso e portata che permettono di stabilire la gravità della coronaropatia.

Questi primi due esami vengono considerati di primo livello. Qualora risultino positivi o non conclusivi si prosegue quindi l’indagine diagnostica con esami di secondo livello, più specifici, come i due che seguono.

 

Risonanza magnetica da stress

Studiare il miocardio con un vasodilatatore

Un tecnico durante un esame di risonanza magnetica, uno dei più importanti per prevenire l'ischemia miocardica
Un tecnico durante un esame di risonanza magnetica, uno dei più importanti per prevenire l’ischemia miocardica

La risonanza magnetica da stress ci permette di ottenere immagini ad alta risoluzione per la caratterizzazione della contrattilità, della perfusione e del danno tissutale a livello miocardico. Lo studio viene eseguito in due momenti: il primo durante la somministrazione di un farmaco vasodilatatore (solitamente l’adenosina) e il secondo in condizoni di riposo. Lo scopo del farmaco è quello di determinare una vasodilatazione del lume vascolare delle coronarie sane, che non è possibile nelle sedi di un’eventuale stenosi coronarica.

In questo modo le aree di miocardio normalmente perfuse da coronarie in cui è presente una stenosi saranno ipoperfuse nelle immagini acquisite durante lo stress farmacologico, permettendo di identificare un’ischemia miocardica inducibile.


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È stata dimostrata inoltre l’utilità della RM da stress nella diagnosi d’ischemia nei pazienti con cuore ipertrofico. Né l’ECG né l’ecocardiografia danno risultati soddisfacenti in tal senso. Certo, qui c’è una certa invasività, che è legata alla somministrazione del farmaco vasodilatatore (l’adenosina tuttavia è caratterizzata da un buon profilo di sicurezza) e del mezzo di contrasto a base di gadolinio, che richiedono la presa di due accessi venosi.

Le controindicazioni

Durante l’esame il paziente rimane disteso sul lettino all’interno del gantry della RM ma in continuo contatto visivo e uditivo con i tecnici di radiologia. L’esame dura generalmente 45-60 minuti. C’è però qualche controindicazione, nel caso allergie note al mezzo di contrasto, di ipotensione arteriosa (PAS minore di 100 mmHg), di asma, di angor instabile.

Inoltre bisogna prestare attenzione anche ai casi di insufficienza cardiaca scompensata, di sindrome del QT lungo, di blocco atrioventricolare di grado 2 o 3, di broncospasmo, di trattamento con dipiridamolo. Infine bisogna tener presenti tutte le controindicazioni abituali alla RM, come la presenza di oggetti metallici all’interno del corpo e claustrofobia. È importante verificare l’assenza di tutte le controindicazioni prima di iniziare l’esame.

Un grande vantaggio della RM è il fatto che sfruttando i campi magnetici e i loro effetti negli atomi di idrogeno presenti nel nostro corpo (effetti momentanei e per nulla rischiosi) non si fa uso di radiazioni ionizzanti, come invece avviene nel prossimo esame.

 

TAC coronarica

Radiazioni per salvare dall’infarto

Una moderna macchina per TAC
Una moderna macchina per TAC

Diciamo subito che la TAC coronarica fa uso di radiazioni ionizzanti. È vero però che la dose di radiazioni erogate può essere dimezzata utilizzando protocolli adeguati e tecnologie all’avanguardia. Per questo è importante rivolgersi a centri ad alta specializzazione. In ogni caso è bene avere chiaro che il beneficio che si può trarre da questi esami è senz’altro superiore al rischio a cui si va incontro.

Come avviene l’esame? Dopo avere accertato l’assenza di controindicazioni, anche in questo caso al paziente viene preso un accesso venoso per la somministrazione del mezzo di contrasto. Una volta in sala d’esame il paziente viene dotato dei sistemi di protezione dalle radiazioni ionizzanti e fatto distendere sul lettino che durante l’esame scorre in avanti e indietro all’interno dello scanner.

Valutare la predisposizione all’infarto

La TAC dura pochi minuti e al paziente viene richiesto di trattenere il respiro durante le acquisizioni in modo che il movimento respiratorio non interferisca nella qualità dell’immagine. Il grande vantaggio della TAC coronarica sta nella sempre più elevata risoluzione spaziale e nella presenza di numerosi software che permettono di quantificare il deposito di calcio nelle coronarie e di misurare il flusso a monte e a valle in modo da identificare una eventuale caduta del flusso e fare una valutazione quanto più accurata possibile della predisposizione all’infarto del miocardio.

Se a valle viene riscontrata una caduta del flusso di sangue nelle coronarie molto probabilmente vuol dire che qualcosa all’interno del vaso impedisce al sangue di scorrere normalmente. La precisione e l’accuratezza di questi esami è importantissima per ridurre al minimo la necessità di sottoporsi all’esame più invasivo, ovvero la coronarografia, che permette di individuare il trattamento più idoneo.

 

Coronarografia

Un catetere nell’arteria femorale

Un moderno laboratorio di cateterismo (foto di Glitzy queen00 via Wikimedia Commons)
Un moderno laboratorio di cateterismo (foto di Glitzy queen00 via Wikimedia Commons)

La coronarografia è considerato un test di routine, anche se in realtà, essendo un esame invasivo, dovrebbe essere praticato solo quando è strettamente necessario. Viene svolto da cardiologi interventisti affiancati dal tecnico di radiologia. Il paziente viene sedato per favorire il rilassamento ma comunque mantenuto cosciente. Viene inserito un catetere nell’arteria femorale e una volta raggiunto il cuore si somministra il mezzo di contrasto. Con un apparecchio a raggi X si visualizza in tempo reale il flusso di sangue nelle coronarie tramite un monitor.

Se il test è positivo, in base alla gravità dell’ostruzione, si può decidere di intervenire contestualmente effettuando un’angioplastica (inserimento di stent) o, nei casi più gravi, un bypass coronarico. Qualora invece il rischio di ischemia miocardica sia molto ridotto, generalmente si procede con farmaci mirati come betabloccanti, calcioantagonisti, antiaggreganti e nitrati.

Quindi, richiamando il detto citato all’inizio del «prevenire è meglio che curare», facciamo le indagini giuste e mettiamoci il “cuore” in pace!

 

Segnala altri esami che possono salvarti la vita nel caso dell’ischemia miocardica nei commenti.

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Fonte: https://www.cinquecosebelle.it/ischemia-miocardica-cinque-esami-che-possono-salvarti-la-vita/

puroBIO, i nuovi pennelli che regalano un risultato professionale in poche mosse

puroBIO non smette di sorprenderci con i suoi prodotti originali e di ottima qualità. Oggi vi parlo di 3 nuovi pennelli professionali dotati di setole sintetiche Dermocura: si tratta di fibre estremamente simili a quelle naturali, resistenti ma gentili sulla pelle.

L’ultima linea del brand è dedicata al viso e agli occhi e conta un pennello da fondotinta e due da ombretto. In generale, però, si tratta di pennelli versatili che possono essere sfruttati in diverse zone del viso.

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Il manico riprende quello degli altri pennelli puroBIO, con impugnatura nera opaca dotata di serigrafia bianca e attaccatura delle setole dorata. La lunghezza, la “consistenza” e il materiale garantiscono un’ottima presa e manegevolezza.

puroBIO Pennello n. 10 BB Cream Sculpting Tapered

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Il pennello per il viso non ha la classica forma trapezoidale: ricorda più i pennelli penna che solitamente si usano per l’applicazione mirata degli ombretti. La stesura dei prodotti fluidi non è delle più veloci a causa delle dimensioni della punta, ma l’ho trovato interessante per raggiungere zone “ostiche” del viso come i contorni del naso e il contorno occhi. Lo sfrutto con soddisfazione con il correttore poiché garantisce un’elevata coprenza e omogeneità grazie alla compattezza delle setole, che rimangono comunque soffici e delicate.

Prezzo: 15,69 €

LEGGI ANCHE: puroBIO Sublime Correttore Fluido, la review

puroBIO Pennello n. 09 Rounded Angled

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Il più interessante dei tre è forse questo pennello angolato da sfumatura. Una volta portato il colore nella piega dell’occhio con un pennello di precisione, lo si può facilmente sfumare e contemporaneamente dargli la forma desiderata. Le polveri non si disperdono ma conservano la loro intensità, mescolandosi insieme senza lasciare stacchi. Il Rounded Angled è adatto anche a lavorare i prodotti in crema, e anche questo pennello risulta perfetto per stendere il correttore ricoprendo con precisione la zona delle occhiaie. Le setole sono morbide e non irritano la zona degli occhi.

Prezzo: 10,99 €

puroBIO Pennello n. 08 Sfumino Morbido Fiamma

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L’ultimo è il più classico, consente un lavoro di precisione con gli ombretti compatti e minerali. Lo utilizzo per intensificare la piega dell’occhio con colori scuri, nell’angolo interno dell’occhio per illuminare e aprire lo sguardo e sotto la rima inferiore per sfumare la matita e/o l’ombretto precedentemente applicato per contornare l’occhio. Come il Rounded Angled garantisce un‘ottima e rapida sfumatura.

Prezzo: 10,99 €

Se capitate in una bioprofumeria che rivende puroBIO vi consiglio caldamente di andare a provarli!

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Fonte: http://www.makeupworld.it/2016/12/31/purobio-nuovi-pennelli/

Impianti al seno ALCL potrebbero non essere un’entità separata

La malattia al seno associata all’impianto linfoma anaplastico a grandi cellule (BIA-ALCL) può essere attendibilmente diagnosticata e trattata chirurgicamente con una buona prognosi, secondo una nuova ricerca presentata al Chirurgia Plastica Il Meeting 2015 a Boston.

“Questo studio suggerisce che avanzati ALCL non è un’entità clinica distinta, ma può essere una conseguenza di un ritardo nel trattamento o un trattamento non ottimale della malattia”, spiega l’autore dello studio Charles E. Butler, MD, Houston chirurgo plastico e presidente eletto della la Fondazione Chirurgia plastica. La Chirurgia Plastica Foundation (PSF) è il braccio di ricerca della American Society of Plastic Surgeons (ASPS).

“La chirurgia definitiva con la rimozione dell’impianto e capsulectomia totale sembra essere il trattamento primario ottimale per i pazienti con BIA-ALCL. Nel complesso, questo è un messaggio positivo per la rarità e la trattabilità della malattia “, aggiunge.

La revisione retrospettiva di 27 pazienti con avanzate individui comprese BIA-ALCL con malattia bilaterale (n = 3), metastasi linfonodali (n = 24), e la morte correlata alla malattia (n = 6). Sessantacinque pazienti sono stati inclusi nel gruppo di controllo. Una revisione retrospettiva di tutti i casi pubblicati dal 1997 al 2015 e casi inedite presso il nostro istituto di BIA-ALCL è stata eseguita, e sono stati selezionati pazienti con malattia avanzata e gli autori corrispondenti sono stati contattati per aggiornare follow up clinico.

tipi di trattamento per i pazienti BIA-ALCL avanzati inclusi intervento chirurgico definitivo, n = 16 (59,3%); chirurgia limitata, n = 19 (70,4%); chemioterapia, n = 24 (88,9%); salvare la chemioterapia, n = 11 (40,7%); radiazioni, n = 15 (55,6%); e trapianto autologo di cellule staminali, n = 5 (18,5%). Nessuno dei pazienti che sono morti da BIA-ALCL sono stati trattati con la chirurgia definitiva.

I risultati per i pazienti aggressivo-variante erano remissione completa, n = 18 (66,7%); morte di ALCL, n = 6 (22,2%); morte di malattie non correlate, n = 2 (7,4%); e vivo con ALCL, n = 1 (3,7%). I tassi di remissione completa per il gruppo di controllo, gruppo bilaterale, e la linfa gruppo metastasi linfonodali sono stati: 63/65 (97%), 2/3 (67%, p <0,001), e 16/24 (67%, p = 0,128 ), rispettivamente.

I pazienti con aggressivo-variante ALCL avuto il tempo significativamente più lungo dalla diagnosi alla chirurgia definitiva, il confronto al gruppo di controllo (21 contro 8 mesi, p = 0,039), e un tasso più basso di un intervento chirurgico definitivo (59% vs 88%, p = 0,004) rispettivamente. Il vantaggio di chemioterapia adiuvante e radioterapia per i pazienti con avanzata ALCL non è ancora chiaramente definita, osservano i ricercatori.



Fonte: http://salute-bellezza.mg-freewebsite.net/chirurgia-estetica/mastoplastica/impianti-al-seno-alcl-potrebbero-non-essere-unentita-separata/

Tuguadagni, quando spendere è un guadagno

Immaginate di voler partire. E di voler andare ad esempio a Parigi. Tutte le prenotazioni per fortuna si possono fare direttamente da proprio computer. Non c’è niente di meglio dello shopping online soprattutto se si parla di viaggi. Si fanno le ricerche, si ipotizza una data di partenza e di ritorno, un itinerario e si cercano i sistemi per risparmiare. Tra le varie questi noi abbiamo trovato il portale TuGuadagni.com dove è possibile ricevere un profitto dai propri acquisti.

Vi sembra strano?

Adesso vi spieghiamo come.

Abbiamo detto che vorremmo fare un romantico fine settimana a Parigi e dobbiamo trovare i voli più economici, un hotel romantico e prenotare anche una macchina per andare a visitare Giverny con la casa di Monet e le sue ninfee.

Entrando su TuGadagni potremmo accedere a molte categorie di negozi online. “Viaggi, voli e crociere” è quella che ci interessa.

risparmiare-viaggiando

Prenotando tramite i link di TuGuadagni potremo così usufruire del Cashback.

In italiano significa “soldi indietro”, più precisamente indica il guadagno che si ottiene su un acquisto effettuato online. E’ una specie di sconto sotto forma di guadagno.

Facciamo una prova: il negozio “A”, dove vorremmo prenotare ciò che ci serve per la nostra vacanza parigina offre un cashback di questo tipo: se acquistiamo un pacchetto volo + hotel e noleggiamo un auto avremo 17+2 euro di accredito (17 per il pacchetto volo + hotel e 2 per il noleggio). Questo perchè TuGuadagni riceve una commissione dai negozi online per ogni acquisto fatto dai noi utenti. A sua volta TuGuadagni divide la sua commissione con l’utente che ha effettuato l’acquisto. Ecco che abbiamo la possibilità di guadagnare ogni volta che compriamo online passando da tu Guadagni.

Infine una volta che avremo eseguito il nostro acquisto, sul negozio online che più è risultato più congeniale alla nostra filosofia di viaggio, dovremo semplicemente inviare a TuGuadagni la “segnalazione di acquisto”. La segnalazione serve per indicare l’acquisto che abbiamo fatto ed associarla al nostro account in questo modo si attiveranno tutte le pratiche per ricevere il nostro Cashback. I pagamenti verranno effettuati il mese successivo dalla nostra richiesta, solitamente nell’ultima settimana del mese successivo.

risparmiare-viaggiando

Seguendo questo suggerimento ci troveremmo un soggiorno parigino comodamente scelto e prenotato senza muoverci da casa nostra e avremo anche un piccolo bonus da spendere nella prossima vacanza.

Perché lo sappiamo bene che quando si inizia a viaggiare non si vuole proprio più smettere.



Fonte: http://blogdiviaggi.com/blog/2016/12/13/guadagnare-viaggiando-con-tuguadagni/

Detox dopo le feste depurativo e rivitalizzante (Naturalmente bella)

Una giornata detox dopo le feste è l’ideale per depurare il vostro organismo dagli eccessi. Come sentirsi più leggere e cariche di energia con una pausa detossinante.

Detox dopo le feste (Naturalmente Bella)

Buongiorno e Buon Anno Principesse! Vi auguro un buon risveglio proponendovi una pausa detossinante per sentirvi più leggere e in forma.

Perché abbiamo bisogno di una pausa detox dopo le feste

Durante le feste abbiamo giustamente dimenticato la dieta tra un cenone e qualche brindisi di troppo. Abbiamo messo a dura prova il nostro sistema digestivo, i reni ed il fegato. Un eccesso di tossine nel nostro corpo ci fa sentire appesantite, gonfie, e stanche. Che ne dite di dare una tregua al nostro organismo? Vi basterà una giornata per depurarvi e riattivare il vostro metabolismo. Vi sentirete più leggere e cariche di energia grazie all’eliminazione delle tessine e dei liquidi in eccesso. La vostra pelle risulterà più luminosa ed elastica. Insomma, una giornata detox dopo le feste è ciò che ci vuole per inziare il nuovo anno con il piede giusto.

In cosa consiste una giornata Detox

Ci sono diversi metodi per effettuare una giornata detox dopo le feste. Dal digiuno assoluto, che prevede di ingerire solo acqua e tisane. Alla versione più soft, ovvero una dieta leggera “in bianco” priva di grassi e zuccheri semplici. In sostanza riso bollito e verdure. La mia esperienza personale mi porta a consigliarvi una giornata detox “coi fiocchi”. Pianificatela con cura, assumendo ad intervalli regolari esclusivamente centrifugati di frutta e verdura con proprietà detossinanti ed energizzanti. Integrate i centrifugati con acqua, tisane, e the non zuccherati. Programmate la vostra pausa detox dopo le feste durante un giorno in cui non siano previste attività impegnative. Insomma, divano, libro, e coccole sono lo scenario ideale per una pausa benessere a 360°!

Kit detox pronto all’uso

Se – come la sottoscritta, non avete il tempo, la pazienza, e gli strumenti adatti per preparare i vostri super centrifugati, potete affidarvi a un kit detox pronto all’uso. Io sono particolarmente affezionata a Dietox, centrifugati di frutta e verdura per lo più biologici, arricchiti con proteine vegetali e superalimenti come l’açai, la rosa canina e il camu camu. Sono senza conservanti e contengono più verdura che frutta, perché siano ancora più sani e con meno contenuto di zuccheri.

Giornata Detox dopo le feste con Dietox

Ecco cosa contengono i 6 centrifugati detox e biologici Dietox.

Tra le h. 7 e le h 9 inizia la giornata con il CENTRIFUGATO BIO 1, alcalinizzante ed energizzante. Contiene Mela, Spinaci, SEDANO, Acqua, Ananas, Limone, Cetriolo, Guaranà, Tè verde Matcha.

Il CENTRIFUGATO BIO 2 (h. 10.00 – 12.00) è antiossidante e rimineralizzante, con Mela, SEDANO, Acqua, Barbabietola, Limone, Guaranà, Reishi.

A pranzo (tra le h. 13 e le 15) sorseggia il CENTRIFUGATO BIO 3, rivitalizzante e saziante. Contiene Mela, Carota, Zucca, Limone, Avocado, Zenzero, Proteina di pisello, Proteina di riso, Rosa Canina.

La merenda è gustosa con il CENTRIFUGATO BIO 4 (h. 16.00 – 18.00) anti invecchiamento e antiossidante. Con Mela, Barbabietola, Banana, Acqua, Fragola, Cetriolo, Limone, Proteina di pisello, Proteina di riso, Acai.

A cena continua con il CENTRIFUGATO BIO 5 (h.19.00 – 21.00) disintossicante e vitaminico. E’ composto da Mela, Kiwi, Lime, SEDANO, Cetriolo, Zenzero, Chlorella, Spirulina.

Prima dell nanna goditi la dolcezza del CENTRIFUGATO BIO 6 (h. 22.00 – 24.00) rilassante e riparatore. E’ una bevanda di ANACARDIO, Banana, Lime, Sciroppo di Agave, Barbabietola, Maca.

detox dopo le feste

Che ne pensate della mia proposta Detox dopo le feste? Durante la vostra giornata benessere potete dedicarvi a questi rituali di bellezza: spazzolatura a secco, bagno con sale grosso e olio essenziale di lavanda, meditazione ed esercizi yoga.

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Orietta Berti età, marito Osvaldo, figli, vita privata FOTO

Orietta Berti età, marito Osvaldo, figli, vita privata FOTO

Orietta Berti, chi è il marito? Quanti anni ha? Quanti figli ha? Cerchiamo di rispondere a tutte queste domande. Orietta Berti (età 71 anni, altezza 1,6 m) è nata a Cavriago, in Emilia Romagna, il 1° giugno 1943. Soprannominata da Silvio Gigli la “capinera dell’Emilia” e, successivamente, l'”usignolo di Cavriago”, durante la sua carriera ha venduto oltre 15 milioni di dischi, ottenendo quattro dischi d’oro, un disco di platino e due d’argento. Inconfondibile il suo look: caschetto corto dalle tinte accese trucco marcato, che mette in risalto gli inconfondibili occhi vispi ed espressivi.

Per quel che riguarda la sua vita privata, nella vita di Orietta Berti c’è stato solo un grande amore: Osvaldo Paterlini, sposato il 14 marzo 1967. Dall’unione sono nati il 3 agosto 1975 Omar e, il 18 febbraio 1980, Otis. Nel corso di un’intervista con il sito Gay.it, la cantante ha parlato della sua arte. Alla domanda “Non ha mai pensato: basta questa non la canto più?”, Orietta Berti ha risposto senza esitazione:

“Non posso. Nel mio repertorio ho più di sessanta pezzi e, per ovvie ragioni, non posso cantarli tutti. Eppure, ad ogni concerto, c’è sempre qualcuno che mi chiede qualche brano che, talvolta, non mi ricordo neanche io. Quando l’amore diventa poesia. La trovo meravigliosa e poi le confido che mi fa fare sempre una gran bella figura”.

Alla domada “Guardando le nuove leve pensa che ci sia, in circolazione, una sua possibile erede?”, l’artista ha replicato:

“No, deve ancora nascere. Ma questo discorso non vale solo per me. Vale anche per Ornella Vanoni, per Milva, per Patty Pravo, per la Oxa e per Mina. Oggi cantano tutte uguali e questo non vuol dire che cantino male, sia ben chiaro. Ma quando le senti in radio sembrano tutte la copia di Adele. Una volta andava di moda la Houston, ora che non c’è più, emulano Adele”. Foto Ansa.

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Cinque canzoni di Natale rock

Ecco cinque straordinarie canzoni di Natale rock: vota la tua preferita e poi leggi l'articolo per scoprirne la storia.

 
Natale è una festa particolare. Anzi, si potrebbe dire che è la festa per eccellenza. In nessun altro caso durante l’anno le famiglie si ritrovano con così tanta sacralità, in nessun altro caso la celebrazione (laica o religiosa che sia) è così sentita. Ed è quindi normale che attorno al Natale gravitino tutta una serie di importanti elementi di contorno: film, menù, programmi televisivi, tradizioni.

E, ovviamente, canzoni. Da sempre le feste natalizie sono accompagnate da canti, a volte più sentimentali e a volte ironici, a volte pensati per essere eseguiti in coro e a volte solo per essere ascoltati. Tempo fa abbiamo dedicato un articolo ad alcuni di questi, spaziando da quelli più classici a quelli più recenti. Oggi però vogliamo parlare delle canzoni rock: perché il Natale, nonostante sia una festa di buoni sentimenti, ha spesso affascinato anche le band più dure.

Un 25 dicembre trasgressivo

A ben guardare, infatti, la celebrazione del 25 dicembre è incredibilmente mutevole. Essendo così fondamentale nel nostro immaginario, cambia e si evolve assieme a noi. E se un tempo era semplicemente un momento di raccoglimento casalingo, oggi può essere intesa anche in modo più trasgressivo o alternativo.

Simbolo di questa mutevolezza è, ci pare, Babbo Natale, un’invenzione tutto sommato recente che però ormai rappresenta la festa ad ogni latitudine. Col suo vestito rosso, con la sua magia e con quell’aria da buontempone è amato dai bambini ma anche dagli adulti e perfino dai rocker. Che lo hanno cantato in molti modi. Scopriamo le migliori canzoni di questo tipo.


Leggi anche: Cinque celebri canti di Natale

 

Bobby Helms – Jingle Bell Rock

Direttamente dagli anni ’50

Bobby Helms e la sua Jingle Bell RockPartiamo dalla canzone che è la madre di tutte le canzoni natalizie rock: Jingle Bell Rock. Scritta nel 1957 da Joe Beal e Jim Boothe, fu incisa, con qualche rimaneggiamento, da Bobby Helms, che la portò immediatamente a una grande popolarità. I due autori originari erano infatti, in realtà, dei dilettanti, provenienti dal mondo della pubblicità. Furono invece Helms e il suo chitarrista Hank Garland ad arrangiare al meglio il brano, anche se non ricevettero mai alcun credito ufficiale al riguardo.

Da quel 1957 il brano è diventato un classico del periodo natalizio ed è stato reinciso centinaia di volte da diversi artisti. La versione originale rimane però ancora oggi la più nota, col suo gusto tipicamente anni ’50 e un’atmosfera vagamente nostalgica. Tra le tante cover, bisogna comunque ricordare quelle dei Platters, di Bill Haley, di Neil Diamond, di Hilary Duff e, recentemente, di Michael Bublé.

Usata e parodiata

Da segnalare, inoltre, che la canzone è stata usata in decine di spot natalizi e anche in qualche film, trovando particolare risalto in Mamma, ho riperso l’aereo. Infine, la canzone è così popolare da essere diventata di tanto in tanto oggetto di qualche parodia. L’ultima in ordine di tempo ci pare essere Chanuka Rock del comico KopShtick, che ha adattato il brano alla festa ebraica.

 

Darlene Love – Christmas (Baby, Please Come Home)

La canzone uscita alla vigilia della morte di Kennedy

Il disco di Christmas (Baby, Please Come Home)Altro classico natalizio più volte reinciso da decine di gruppi è Christmas, canzone scritta all’inizio degli anni ’60 da Phil Spector, Jeff Barry e Ellie Greenwich. E se il suo nome non vi dice nulla, dovete pensare a quello che è in un certo senso il sottotitolo: Baby, Please Come Home. Il brano infatti è sì dedicato al Natale, ma in un senso quasi malinconico, perché il testo racconta di una persona che non potrà essere presente a casa per le feste.

La canzone ha avuto parecchie vicissitudini. Uscì in un giorno particolarmente sfortunato, il 22 novembre 1963: i discografici avevano pensato infatti di mandarla sul mercato un mese prima del Natale, ma non potevano prevedere che il giorno dopo, il 23, sarebbe stato assassinato a Dallas il presidente Kennedy. Nessuno ebbe voglia di festeggiare, in quel Natale, e la canzone cadde subito nel dimenticatoio.

Le cover, anche eccellenti

Fu recuperata qualche anno più tardi, sia nella versione incisa da Darlene Love, sia tramite varie cover. In questo caso bisogna infatti segnalare le incisioni di Joey Ramone, Mariah Carey, Jon Bon Jovi, Michael Bublé (uno che i canti natalizi prima o poi li ha cantati tutti), Death Cab for Cutie, Leona Lewis e soprattutto gli U2, che la cantarono durante il Joshua Tree Tour.

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The Sound Of Love: The Very
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A Christmas Gift for You from
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John Lennon & Yoko Ono – Happy Xmas (War Is Over)

Il pacifismo dell’ex Beatle

La copertina di Happy Xmas, celebre canzone di Natale rockFinora abbiamo presentato canzoni incise da cantanti che molto probabilmente non conoscete. Quando si tratta del Natale, infatti, spesso il brano in sé riesce a diventare molto più popolare del suo primo esecutore, e ad offuscarne la fama. Ma ci sono delle importanti eccezioni. La prima è Happy Xmas (War Is Over), scritta e incisa da John Lennon e Yoko Ono e prodotta dal già citato Phil Spector.

La canzone è basata su uno standard della musica folk noto come Stewball, di origine inglese, e fu incisa assieme alla Plastic Ono Band (gruppo d’accompagnamento dai membri molto mutevoli) e all’Harlem Community Choir. Uscì alla fine del novembre 1971, ma era intesa dal duo come il punto d’arrivo di una serie di iniziative che avevano preso avvio molto prima. Lennon e la Ono, infatti, erano nel mondo dello spettacolo i capofila del movimento di protesta contro la Guerra del Vietnam e già nel 1969 avevano lanciato una campagna di manifesti che annunciavano “War Is Over! If You Want It”.


Leggi anche: Cinque curiosità dal mondo sul Natale

Lo slogan divenne anche il refrain della canzone, che faceva il paio con un altro grande successo pacifista del 1971, Imagine, che Lennon aveva pubblicato appena un mese prima, ad ottobre. Tutto questo contribuì a rendere la canzone estremamente popolare e a farla arrivare fino al quarto posto in classifica. Di conseguenza, molte sono state anche le cover: ricordiamo in particolare quelle di Neil Diamond, Diana Ross, Celine Dion, Carly Simon, Sarah Brightman, Damien Rice e Maroon 5.

Infine, una curiosità: già i Beatles, quand’erano ancora assieme, avevano registrato qualche brano natalizio, ma Lennon aprì la strada a tutti i suoi ex compagni. Nel 1974 arrivò infatti Ding Dong, Ding Dong di George Harrison, nel 1979 la famosa Wonderful Christmastime di Paul McCartney e nel 1999 I Wanna Be Santa Claus di Ringo Starr.

 

Bruce Springsteen – Santa Claus Is Coming to Town

Un Babbo Natale rock

Bruce Springsteen mentre canta Santa Claus Is Coming to Town al Saturday Night Live assieme a Paul McCartneySe John Lennon rappresenta indubbiamente un nome importantissimo della storia del rock, anche quello di Bruce Springsteen merita la stessa considerazione. E anche il rocker americano ha lasciato un pezzo famosissimo sul Natale: Santa Claus Is Coming to Town.

Il brano non è in realtà una creazione del boss, ma ha una storia che affonda le sue radici molto indietro nel tempo. Fu scritto infatti addirittura nel 1932 da John Frederick Coots e Haven Gillespie ed eseguito due anni più tardi, nel 1934, da Eddie Cantor. I due compositori infatti ebbero notevoli problemi a trovare qualcuno che volesse incidere la loro canzone di Natale, e solo un conduttore radiofonico accettò di cantarla e mandarla in onda.

Da Mariah Carey a Laura Pausini

Da allora il brano – che si rivolge a un bambino e lo avvisa di fare il bravo perché «Babbo Natale sta arrivando in città» – ha però avuto grande fortuna. E questo ha portato a una serie pressoché interminabile di cover. Tra le tante, bisogna citare le versioni di Mariah Carey (un’altra che sulle canzoni di Natale ha costruito una carriera), Ella Fitzgerald, Diana Ross, Nat King Cole, Jackson 5, Michael Bolton, Miley Cyrus, Rod Stewart, Justin Bieber, Laura Pausini ed altri ancora.

La versione più rock è però indubbiamente quella di Bruce Springsteen. Il boss la registrò live nel 1975 assieme alla E Street Band, durante un concerto al C.W. Post College, nello stato di New York. La canzone è stata poi rilasciata in varie occasioni e nel 1985 divenne anche il B-side di My Hometown, singolo dello stesso Springsteen. Da allora è diventata un classico delle radio americane a Natale, tanto da ritornare periodicamente in classifica durante le feste.

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Kinks – Father Christmas

La rivalsa dei bambini poveri

La copertina del singolo di Father Christmas, bella canzone rock dei KinksI Kinks sono generalmente ricordati come uno dei gruppi fondamentali della British Invasion, l’ondata di musica britannica che invase gli Stati Uniti e l’Europa negli anni ’60. Accanto ai Beatles, ai Rolling Stones, agli Who e agli Animals c’erano, fin da principio, anche i londinesi capitanati dai fratelli Davies.

You Really Got Me, il loro primo grande successo, fu un brano di notevole fortuna ed influenza, capace di lasciare il segno su varie band anche a molti anni di distanza. Ma più in generale tutta la loro produzione a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 sembrò anticipare sia l’hard rock che il punk che si sarebbero sviluppati poi.

Il ritorno di fiamma

Dopo un periodo di appannamento, tornarono a farsi notare tra il 1977 e il 1980, con una serie di buoni pezzi e album capaci di piazzarsi in classifica. Non erano più, forse, i tempi d’oro, ma il gruppo sembrava avere ancora molto da dire. Prova di questa rinnovata vitalità fu anche Father Christmas, una canzone che uscì come singolo per il Natale del 1977, senza essere inizialmente inclusa in alcun album.

Il pezzo, che aveva sonorità punk rock, raccontava di un Babbo Natale da centro commerciale che veniva aggredito da un gruppo di bambini poveri, che chiedevano soldi invece di regali e perfino un lavoro per il padre di uno di loro. Irriverente e dissacrante, la canzone ebbe un buon successo. Col tempo è stata pubblicata nel best del gruppo, Come Dancing with the Kinks, e come bonus track nella riedizione dell’album Misfits.

 

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Il post Cinque canzoni di Natale rock è apparso su Cinque cose belle.



Fonte: https://www.cinquecosebelle.it/cinque-canzoni-natale-rock/